IL CAMPO TRINCERATO DI ROMA

Il Forte Prenestino è una delle diciotto strutture difensive (quindici forti e tre batterie) che compongono il campo trincerato di Roma, costruito tra il 1877 e il 1891 dal neo-nato Stato Italiano per difendere la nuova capitale dalla minaccia di un eventuale attacco francese. Questa cintura di difesa si estende per circa quaranta chilometri intorno all’urbe, ad una distanza dal centro di circa sei chilometri. Ogni forte era posto in una posizione strategica, spesso in corrispondenza delle principali arterie di scorrimento viario (da cui molti prendono il nome) e mediamente alla stessa distanza uno dall’altro. Nonostante all’epoca sorgesse in aperta campagna, al giorno d’oggi l’intero complesso è stato totalmente inglobato nel processo di espansione della città; sfortunatamente tali strutture sono state escluse da processi di riconfigurazione e riqualificazione urbana. Alcuni forti sono ancora di proprietà demaniale ed utilizzati dal Ministero della Difesa, ma la maggior parte è inutilizzata e versa in stato di abbandono e degrado. Il Forte Prenestino è l’unico caso, tra le strutture che compongono il campo trincerato, ad essere stato rifunzionalizzato e reso fruibile ai cittadini come Centro Sociale Occupato Autogestito.

FORTE PRENESTINO: OLTRE UN SECOLO DI STORIA

La sua costruzione, dal 1880 al 1884, risale alla seconda fase dei lavori, dal momento che la prima interessò prevalentemente la parte destra della città rispetto al fiume Tevere, maggiormente esposta a possibili attacchi dal mare. Per la sua edificazione lo Stato stanziò un totale di 1’253’400 lire, pari a circa cinque milioni di euro odierni.

La struttura si estende su una superficie di circa 3,2 ettari, ed è composta da possenti murature di tufo e soffitti voltati ricoperti da una spessa coltre di terreno di riporto; si erge a partire dal lungo fossato scavato intorno ad essa, ad un livello inferiore rispetto al piano di campagna. L’impianto pentagonale allungato è sostanzialmente simmetrico, ad eccezione della presenza della caponiera posta a difesa del fronte interno. Dal piccolo ed unico ingresso nel fronte che guarda verso la città si accede ad un lungo corridoio che taglia l’intero complesso e sfocia all’interno nelle due piazze d’armi, utilizzate all’epoca per le esercitazioni militari. Gli ambienti interni cunicolari e labirintici che si affacciano su di esse si ricollegano ai diversi livelli tramite lunghi ed intricati percorsi, progettati per lo scorrimento delle truppe. Nel 1825 vennero apportate ulteriori modifiche per implementare le sue qualità difensive: furono aggiunti i Muri alla Carnot lungo i fianchi laterali e lungo il fronte esterno a difesa del fossato.

Nonostante la grande perizia tecnica con cui fu realizzato, le incessanti scoperte tecnologiche nel campo delle armi da fuoco resero la struttura, insieme a tutte le altre, ben presto obsoleta. Con l’avvento della prima guerra mondiale i forti vennero disarmati per trasportare tutta l’artiglieria ai fronti settentrionali, e con il passare degli anni persero progressivamente la loro funzione miltare, definitivamente esaurita al termine della seconda guerra mondiale.

Destinato nel P.R.G. del 1962 a Zona N (verde pubblico), nel 1976 fu richiesta dal sindaco di Roma Giulio Carlo Argan la cessione dei forti da parte del Demanio per adibirli a verde pubblico e a servizi di livello locale;  l’anno successivo il Comune di Roma prese in consegna il Forte Prenestino ma si instaurò un lungo contenzioso giudiziario mosso dall’amministarzione finanziaria dello Stato per il pagamento delle indennità di occupazione.

Nel frattempo il Forte restò inutilizzato e in stato di totale abbandono fino al 1986, quando  un gruppo di cittadini che festeggiava da tre anni la Festa del Non Lavoro nel parco adiacente decise di occupare la struttura. A partire da quella data, e durante 26 anni di attività, attraverso una caleidoscopica serie di processi auto-organizzati e auto-finanziati gli occupanti e i cittadini hanno vita ad uno spazio sociale che continua a proporre un vasto programma di avvenimenti culturali legati a realtà metropolitane ed internazionali.

Il Forte Prenestino non propone unicamente eventi culturali a breve termine, ma ospita al suo interno una serie di laboratori permanenti aperti al pubblico. Le operazioni di gestione e manutenzione che gli occupanti devono fronteggiare quotidianamente, a causa delle gigantesche dimensioni dell’apparato, hanno fatto si che il Forte si conformasse come un microcosmo autonomo, dove agli spazi destinati alle attività produttive si uniscono diverse modalità insediative: dalla rifunzionalizzazione delle casematte al livello superiore, al dormitorio temporaneo e allo spazio esterno nella piazza d’armi, destinato ai camion e alle roulottes dei Travellers.

BREVE GLOSSARIO DI UN FORTE

Barbetta piattaforma, posta sulla parte più elevata del terrapieno, che permetteva il tiro sopra il parapetto di un’opera fortificata.

Caponiera detta anche capannato, costruzione introdotta nel fossato, sporgente dal muro di scarpa, con lo scopo di fiancheggiarlo con fuoco di mitragliatrici e fucileria. Erano normalmente ubicate ai vertici dell’opera e collegate alla piazza mediante gallerie ricavate sotto i rampari.

Casamatta in origine opera muraria fortificata, anche situata in un forte, con struttura voltata a prova di bomba protetta da uno spesso strato di terra. Se di tipo offensivo, nella muratura verso l’esterno erano presenti cannoniere o feritoie per fucileria. Quelle difensive erano destinate a mettere unicamente al riparo uomini o materiali.

Contromina galleria sotterranea che si costruisce parallelamente ai fianchi e alle facce dei bastioni.

Corpo di guardia locale dove avevano alloggio gli uomini di guardia e situato nei pressi della porta d’accesso.

Fossato scavo di dimensioni variabili, giacente sul perimetro esterno delle opere difensive.

Fronte di gola lato posteriore della fortificazione, opposto al fronte di attacco. Nei forti del campo trincerato di Roma il fronte di gola corrisponde all’ingresso delle opere, meno difeso dall’armamento pesante.

Gola ingresso del bastione e delle altre opere.

Muro di Carnot elemento difensivo costituito da solido e spesso muro costruito fuori dell’opera a pochi metri dalla scarpa e provvisto di nicchioni interni in cui alloggiano i fucilieri per battere il fossato attraverso le feritoie ricavate nella massa muraria. Questo tipo di opera di fiancheggiamento, ideata dal Carnot e dallo stesso sperimentata nell’assedio di Anversa del 1814, fu largamente impiegata dalla scuola austriaca.

Orecchione parte del fianco verso la spalla del bastione; è arrotondata e serve per coprire il resto del fianco.

Parapetto parte di massa coprente che si eleva al di sopra di un terrapieno di un’opera e che serve a porre al riparo soldati o artiglierie.

Piazzola tratto di terrapieno di un’opera convenientemente sistemato, protetto da un parapetto destinato alla collocazione di un pezzo di artiglieria.

Piazza d’armi cortile o spianata interna di una fortezza, utilizzata per adunanze, esercitazioni e l’addestramento della truppa.

Polveriera detto anche “magazzino a polvere”, è il locale adibito a deposito di esplosivi.

Ramparo terrapieno che forma il recinto di una fortezza. Veniva eretto dietro al fossato, coronato in sommità dal parapetto, ma ricopre anche gli edifici interni al forte, per proteggerli dall’artiglieria nemica. Per la sua messa in opera veniva solitamente utilizzata la terra proveniente dallo scavo del fossato.

Ricovero locale di opere fortificate o fabbricato isolato destinato ad ospitare il personale.

Riservetta locale alla prova di bomba, solitamente ubicato nelle vicinanze di una cannoniera destinato alla conservazione di munizioni e proiettili. Poteva contenere munizioni bastanti per il fuoco anche di alcuni giorni.

Scarpa tratto inclinato della parete di un ramparo, di un terrapieno, di una traversa o di qualsiasi rilievo di terra. Formato solitamente con terra da riporto che dà al muro una forma progressivamente allargata verso la base.

Spalto fascia rilevante di terreno inclinata verso il nemico, che alla sommità, la cresta, termina col parapetto della strada coperta di controscarpa, mentre alla base termina perdendosi nel piano di campagna.

Traversa costruzione composta in massima parte da terreno, elevata con un muro di grandi dimensioni isolato dalla altre opere di fortificazione, posto a protezione di settori difficilmente difendibili o al di sopra dei terrapieni. Serviva per proteggere dai tiri d’infilata nemici e limitare gli effetti dello scoppio dei proiettili.

Fonti:

http://www.forteprenestino.net/

http://www.campotrinceratoroma.it/

Bibliografia:

Giorgio Giannini, I forti di Roma: il sistema di difesa intorno alla citta costruito dal Regno d’Italia dopo la Breccia di Porta Pia, Newton, Roma, 1998

Elvira Cajano, Il sistema dei forti militari a Roma, Gangemi, Roma, 2006

AA.VV., Operare i forti: per un progetto di riconversione dei forti militari di Roma, Gangemi, Roma, 2009

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